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Agricivismo, Una proposta per l'agricoltura urbana a Ferrara |
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Scritto da Nicola Jannucci
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Lunedì 11 Maggio 2009 23:58 |
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Ferrara, città delle biciclette puo’ vantare anche la presenza di elementi di coltivazione urbana dentro e fuori le mura della città: gli orti di via Canapa, le fattorie di via degli Orti, il Parco Urbano ecc…Questi sono esempi da seguire e da estendere all’interno di un programma più ampio ed articolato: l’agricivismo, questo termine è una sorta di neologismo che si richiama all’agriturismo. Questo fenomeno italiano nato negli anni ‘80 che ha trasformato il modo di visitare la campagna e di fare turismo. L’agricivismo è l’utilizzo delle attività agricole in zone urbane per migliorare la vita civica e la qualità dell’ambiente e del paesaggio. Questo programma, oltre alle fattorie e agli orti già esistenti nel tessuto urbano, potrebbe coinvolgere altri elementi su scale territoriali diverse: aree di fitodepurazione, parchi agricoli, programmi di riciclaggio, compostaggio organico, tetti verdi, parchi agricoli e fluviali ecc… Gli orti civici prevedono un intervento partecipativo del cittadino e, in generale, tutto il verde pubblico potrebbe avere un nuovo stile attraverso l’impegno dei cittadini. Oltre all’aspetto partecipativo, l’agricivismo necessita di interventi coordinati e progettati con uno stile uniforme, ricuciti, se possibile, da percorsi e piste ciclabili. È indispensabile quindi l’intervento di un gruppo di tecnici che sviluppino un progetto a scala territoriale con incrementi progressivi degli interventi. Anche gli orti civici sono gestiti dagli utenti, ma guidati da professionisti, paesaggisti, agronomi e sociologi. Imprescindibile è la conoscenza approfondita del territorio ferrarese: i progetti dell’agricivismo devono basarsi su studi di mappe, fotografie storiche e tutto quel che serve prima di modificare il paesaggio. Il nostro territorio si basa su un equilibrio ecologico molto importante ed e’ nostro compito comprenderlo e progettare sotto questo aspetto. L’agricivismo potrebbe recuperare l’identità civica perduta delle zone periurbane utilizzando anche elementi di paesaggio rurale, inoltre potrebbe difendere le fasce di verde esistente, da recuperare o compensare. Secondo questo programma andrebbero fissate delle quote da destinare a verde coltivato per ogni intervento su un sito riqualificato. Questo impegno può essere stimolato attraverso incentivi economici: riduzioni di oneri e sgravi fiscali. Un altro spunto su cui riflettere è l’ uso alternativo delle coperture dei capannoni industriali. Potrebbe essere una risorsa da sfruttare come tetto verde, tetto energetico o come raccolta delle acque piovane da riutilizzare per le coltivazioni. Fonte: “Agricivismo. Linee guida per agricoltura urbana in Emilia-Romagna.” Di Richard Ingersoll, 2007 |
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CONTRO LE “QUESTUE” OCCORRONO PROVVEDIMENTI “AD HOC” |
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Scritto da Antonio Salvatore
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Sabato 09 Maggio 2009 11:59 |
Tra le situazioni di degrado sociale e urbano che affliggono Ferrara sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti e preoccupanti la molesta e invadente presenza di persone, per lo più prive del permesso di soggiorno, all’interno delle aree di parcheggio, davanti ai supermercati, nonché di fronte alla sede dell’AUSL di via Cassoli che, in maniera più o meno aggressiva, propongono l’acquisto di merce o, in alternativa, richiedono denaro. Proprio in via Cassoli, ha riportato la stampa locale, si sarebbe verificato l’episodio più grave: il 4 maggio scorso un’utente del servizio sarebbe stata ingiuriata e malmenata in conseguenza del proprio rifiuto di consegnare denaro a un extracomunitario. Il fenomeno è stato contrastato, in altre città (ultimamente, Novara e Vicenza), con l’emanazione di ordinanze con cui il Sindaco ha sancito il divieto di porre in essere forme di “accattonaggio molesto”, con qualunque modalità, in tutti gli spazi pubblici o aperti al pubblico del territorio comunale. Ordinanze preventivamente comunicate al Prefetto e trasmesse alle Forze dell’Ordine, incaricate di farne osservare le disposizioni. Appare opportuno sottolineare che l’accattonaggio (condotta che, di per sé, oggi non costituisce più reato, se non accompagnata dallo sfruttamento di minori o altre particolari situazioni) merita di essere attentamente monitorato, anche per contrastare l’insorgenza di fenomeni criminosi (come quello sopra ricordato) e tenuto conto della presenza, sul territorio, di servizi sociali e associazioni di volontariato pronti ad intervenire in casi di disagio sociale. Una volta tanto, sarebbe il caso di tutelare il cittadino da comportamenti suscettibili di creare pericolose tensioni sociali, nell’ottica dell’affermazione dello Stato di diritto, quella stessa che, in altra occasione, ha fatto sì che esprimessimo il nostro giudizio negativo sulle “ronde” (riapparse nel disegno di legge sulla sicurezza, sul quale il Governo ha posto la fiducia) e altre forme di “giustizia fai da te”.
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Scritto da Massimiliano De Angelis
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Giovedì 07 Maggio 2009 12:55 |
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L’analisi del contesto provinciale sottolinea il bisogno di aggregazione e di iniziative che vedano i giovani protagonisti e coinvolti in modo partecipato nella definizione di politiche e iniziative a loro favore. Le principali problematiche giovanili, che emergono dalla lettura del contesto territoriale, sono la difficoltà di aggregazione dei giovani, la difficoltà di accesso alle informazioni in generale e ai servizi di orientamento e di formazione professionale. A ciò consegue una percezione di solitudine e disadattamento per una fascia significativa della popolazione giovanile, spesso accentuata da un diffuso uso ed abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti. Personalmente credo sia importante cominciare proprio dai ragazzi a coltivare il principio della parità nella diversità, nell’esistenza di diversi modi di porsi, di fare e di agire, sgominando l’egemonia di un solo stereotipo dominante. Come oggi succede con i modelli imposti dai media, sia nell'ambito dello spettacolo che nell'ambito dello sport. Quindi sarebbe opportuno: la promozione di processi di partecipazione dei giovani; la promozione della salute e del benessere delle giovani generazioni attraverso iniziative di carattere sportivo, ricreativo e aggregativo; la promozione di una cultura della solidarietà e dello scambio interculturale.
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Ultimo aggiornamento Giovedì 07 Maggio 2009 12:57 |
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Scritto da Massimo Erpici
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Venerdì 01 Maggio 2009 10:50 |
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La crisi economica che il Paese sta attraversando sta ponendo diversi interrogativi sul come le aziende dovrebbero prepararsi per rispondere alla ripresa economica che, come dicono gli esperti, comincerà nel 2010. Per quella data il mondo produttivo cambierà assetto, alleanze, strategie, modo di produrre. Paesi che si stanno affacciando a livello mondiale come l’India, dove la loro Silicon Valley – Bangalore, sta sfornando personale altamente qualificato con progetti informativi che stanno conquistando il mondo tecnologico. Tutti i paesi più evoluti stanno cercando “un posto al sole” per ricominciare la battaglia dei mercati perché il prossimo campo di battaglia sarà sui beni reali piuttosto che sulla finanza tossica che ci ha portato al disastro attuale. In questo scenario non proprio brillante il governo della nostra città che cosa sta facendo, quali sono i progetti per sostenere un tessuto produttivo che già prima della crisi era in difficoltà con tassi di disoccupazione locale molto preoccupanti. I nostri giovani laureati che l’Università ferrarese forma, devono portare la loro capacità fuori dalla città perché non ci sono possibilità di lavoro. Non più tardi di ieri ho avuto la possibilità di vedere dei curriculum (lavoro manuale non di concetto) di giovani in cerca di lavoro; tra di loro ci sono laureati con un curriculum dove immagino l’umiliazione e la rabbia nell’inviarlo. Prendere come riferimento la Silicon Valley Indiana sarebbe troppo; accontentiamoci di città a noi vicine come Modena, Reggio Emilia, Parma e la tanto bistrattata Rovigo per capire quale futuro ci aspetta. Credo che l’inversione di rotta di chi governerà questa città dovrà girare il timone in fretta e per parecchie volte se si vuole rimanere agganciati ad una realtà dove il timone doveva essere girato già molto tempo prima. Se questo non avverrà perderemo l’ultimo treno per dare ai nostri giovani la possibilità di lavorare e sviluppare il nostro territorio portando benessere per l’intera comunità; se così non fosse Ferrara sarà una città con un buio sempre più profondo. Essendo i nostri attuali governanti molto lungimiranti, hanno già cominciato con il centro storico in modo che i cittadini comincino a convivere con questa "bellissima” realtà.
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